Dalla mappatura degli sconti fiscali presenti nella Legge di Bilancio 2019 si evince, in primo luogo, la soppressione di alcune agevolazioni rilevanti sotto il profilo della spesa fiscale nell’anno corrente, quali: l’aiuto alla crescita economica (ACE), che vale circa 1,4 miliardi di euro e l’imposta sul reddito dell’imprenditore (IRI), che vale 1,2 miliardi.

 

La rimodulazione dell’iper ammortamento porta con se anche la soppressione del super ammortamento, una misura che, alla luce dei dati forniti dal MEF il 17 Gennaio u.s., nel periodo d’imposta 2016, è stata fruita da 214.651 soggetti (il 18,4% del totale società) per un ammontare di 2 miliardi di euro.

L’analisi dei dati mostra come il super ammortamento sia stato apprezzato soprattutto dalle piccole e medie imprese, infatti, circa il 54% dei fruitori della misura si è concentrato nelle classi di ricavo comprese tra 200.000 euro e 2.500.000 euro. 

La maggiore incidenza nell’utilizzo dell’agevolazione si registra nelle regioni del nord Italia, in testa troviamo: Trentino Alto Adige (35,5%), Veneto (29,3%) e Valle d’Aosta (28,7%).

La maggiore deduzione è concentrata (76%) nei seguenti settori: “manifatturiero” (35,6%), “noleggio, agenzie viaggio e servizi di supporto alle imprese” (19,8%), “commercio all’ingrosso e al dettaglio” (11,2%) e “servizi di informazione e comunicazione” (9,5%).

In sostanza, anche se la rimodulazione degli incentivi fiscali è stata realizzata in modo da favorire maggiormente le imprese di dimensioni minori (si pensi alle nuove aliquote dell’iper ammortamento, alla riduzione del massimale del credito d’imposta R&S, alle intensità d’aiuto previste dal bonus formazione 4.0, alla nuova flat tax al 15%), di fatto, è stata cancellata una misura che era già molto apprezzata dalle PMI italiane.

 

Occorre però sottolineare che, a fronte dei tagli agli sconti fiscali sopracitati, la Manovra 2019 contempla l’introduzione di una nuova misura “pesante”, la c.d. “mini-Ires”, che nel 2019 vale 1,1 miliardi di euro.

L’importo agevolabile con la mini-Ires si determina assumendo il minore importo tra due parametri:

(a) l’utile dell’anno precedente (si parte con quello del bilancio al 31 Dicembre 2018) destinato a riserve diverse da quelle non disponibili; 

(b) la sommatoria tra «investimenti» e «costo del personale» assunto dal 1° Ottobre 2018. 

Questi due ultimi elementi, a loro volta, sono il risultato di ulteriori elaborazioni e confronti di valori che rendono il calcolo piuttosto complesso.

L’eccedenza del primo parametro sul secondo (o viceversa) consente di riportare a nuovo il relativo importo per aggiungerlo al corrispondente parametro dell’anno seguente. 

In definitiva, il calcolo dell’agevolazione richiede la raccolta di informazioni contabili (utili destinati a riserva), fiscali (ammortamenti dedotti e residuo da ammortizzare) nonché l’elaborazione di dati da parte dell’ufficio paghe (costo dei neoassunti), quindi, la complessità di determinazione dell’incentivo aumenta notevolmente rispetto al calcolo del super ammortamento, ma in determinate situazioni (ad esempio investimento finanziato con capitale di debito) potrebbe non realizzarsi più quel beneficio fiscale per investimenti che invece i super ammortamenti avrebbero in ogni caso assicurato.

 

Positiva è stata la scelta di dare continuità agli incentivi previsti dal Patent Box, dalle dichiarazioni dei redditi 2016 risultano 1.148 società (+85% rispetto al 2015) che hanno utilizzato l’agevolazione per un ammontare di reddito detassato e plusvalenze esenti pari a 1,4 miliardi di euro (4,3 volte il valore del 2015). L’incremento maggiore si riscontra nei settori “manifatturiero” (circa 4 volte il valore del 2015, passando da 173 milioni di euro a 690 milioni di euro) e “commercio all’ingrosso e al dettaglio” (15 volte il valore del 2015, passando da 18 milioni di euro a 272 milioni di euro). L’ammontare dell’agevolazione è concentrato per il 70% nei settori “manifatturiero” (50%) e “commercio all’ingrosso e al dettaglio” (20%).

 

Molto positiva è stata la scelta di prorogare l’iper ammortamento e il credito d’imposta per la ricerca e lo sviluppo due misure strategiche per le imprese italiane, soprattutto per quelle operanti nel comparto manifatturiero.

Purtroppo, il credito d’imposta per la ricerca e lo sviluppo è stato oggetto dell’ennesima rimodulazione, la quarta in cinque anni di applicazione della misura, creando alcune incertezze, a livello applicativo, tra gli operatori del settore.

 

Più in generale, sarebbe auspicabile rendere strutturali alcune misure fiscali a favore delle imprese, in considerazione della loro valenza strategica, soprattutto con riferimento al comparto manifatturiero nazionale, che da solo vale circa il 35% del PIL nazionale, mentre considerando anche i servizi alle imprese manifatturiere si supera il 50% del PIL italiano.

Le misure a cui si fa particolare riferimento sono: credito d’imposta R&S, iper ammortamento e Patent Box, cioè quelle già incluse nel Piano Impresa 4.0, molto apprezzate dalle imprese, anche perché pienamente integrabili tra loro, cioè potenzialmente in grado di sostenere investimenti precompetitivi, produttivi e di sfruttamento dei redditi derivanti dagli investimenti precompetitivi delle imprese (ricerca e sviluppo).

La scelta di dare continuità ad alcune misure fiscali strategiche sembra inoltre l’unica in grado di favorire il raggiungimento di obiettivi macroeconomici di assoluto rilievo per l’economia nazionale, come, ad esempio, la trasformazione digitale della manifattura italiana, indispensabile per recuperare il gap di produttività esistente con i sistemi manifatturieri dei nostri competitor internazionali (Germania innanzitutto).

Parrebbe pertanto sottovalutata l’importanza di concentrarsi su poche agevolazioni fiscali strategiche e semplici da applicare, in questa prospettiva, la Manovra 2019 non pare realizzare il tanto atteso riordino delle tax expenditures nazionali, anzi sembra proseguire nell’ormai consolidata tendenza verso la polverizzazione della spesa fiscale in tanti piccoli micro bonus la cui efficacia resta molto dubbia (si pensi ad esempio a: credito d’imposta rimozione amianto 1 milione di euro, sport bonus 4,4 milioni di euro, bonus verde 7,1 milioni di euro, credito d’imposta edicole 13 milioni, ecc.).

 

Si vuole infine ribadire l’importanza per le imprese di avere incentivi fiscali con regole applicative più chiare e, soprattutto, costanti nel tempo, al fine di consentire agli investitori di avere un orizzonte d’investimento stabile nel medio termine e all’amministrazione finanziaria di contrastare gli eventuali abusi in modo più efficace.