I risultati della recente indagine condotta da FONDAZIONE UCIMU, con il supporto di Eumetra, incentrata sull’utilizzo del super e dell’iperammortamento da parte delle imprese italiane, mostrano, una serie di dati estremamente interessanti, tra i quali, si riportano sinteticamente i più rilevanti di seguito:

• rispetto al campione intervistato (200 imprese del settore metalmeccanico) più della metà delle imprese (53,5%) pare non essere stata sfiorata dall’opportunità di rinnovamento del parco macchine e trasformazione dei processi produttivi in ottica 4.0;

• dal processo di trasformazione in chiave digitale sono principalmente escluse le microimprese (con fatturato fino a 2 milioni di euro); 

• le motivazioni alla base dei mancati investimenti sono per lo più riconducibili alla non necessità di acquisire nuovi macchinari e all’assenza di una programmazione di nuovi investimenti;

• riguardo alla propensione futura, il 38% di quanti non hanno investito in passato non ha intenzione di investire in futuro.

 

La lettura combinata di questi dati sembra trasmettere segnali potenzialmente negativi per il nostro sistema manifatturiero, perché nei prossimi anni pare profilarsi una distanza sempre maggiore tra imprese innovative, che miglioreranno ulteriormente le proprie performance e imprese insensibili alle nuove tecnologie 4.0, che richiedono l’utilizzo di macchine intelligenti, interconnesse e collegate ad internet.

In questa prospettiva il governo sembra essere più consapevole rispetto al passato della necessità di “attrarre”, all’interno del perimento dell’agevolazione, anche le imprese di minori dimensioni, se effettivamente l’obiettivo resta quello di incrementare la produttività complessiva dell’intero sistema manifatturiero nazionale. 

A questo scopo si starebbe valutando, ad esempio, di fissare per l’iperammortamento un importo massimo al beneficio fiscale (ancora da studiare), che dovrebbe consentire di aumentare la quota di piccole imprese agevolate rispetto alle grandi, che hanno beneficiato dell’incentivo in misura prevalente fino ad ora. L’intervento ipotizzato non dovrebbe necessariamente prevedere anche una revisione delle attuali aliquote, che prevedono per l’iperammortamento una maggiorazione del costo fiscalmente ammortizzabile del 150% per i beni materiali e del 40% per i beni immateriali (software) 4.0 e del 30% per i beni strumentali tradizionali, cioè non interconnessi a sistemi di gestione aziendale (superammortamento).

Ad oggi, entrambe le misure prevedono il termine del 31 Dicembre 2018 per l’acquisto dei beni, ma c’è la possibilità di ricevere il bene nel corso del 2019 (fino a Dicembre per l'”iper” e fino a Giugno per il “super”), a patto che, l’ordine d’acquisto risulti accettato dal venditore e sia stato versato un acconto pari almeno al 20% del valore del bene entro la fine di quest’anno.

Un’altra ipotesi allo studio riguarda invece il ripensamento dell’ambito oggettivo dell’agevolazione, cioè l’individuazione dei beni per i quali si può beneficiare dell’iperammortamento. Attualmente la norma premia soprattutto l’acquisto di beni materiali interconnessi, ma in futuro, la misura potrebbe invece orientarsi maggiormente verso progetti di miglioramento dei processi produttivi che utilizzano tecnologie di raccolta, analisi e trasmissione dati (Big Data, ecc.), soprattutto per le imprese di minori dimensioni, che hanno più difficoltà a progredire in questa direzione. 

 

La Manovra 2019 potrebbe interessare anche il credito di imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo, anche se, al momento, la misura, prevista fino al 2020, non ha bisogno di una proroga o di un rifinanziamento nella prossima manovra. Anche in questo caso non si può però escludere un intervento a favore delle imprese di minori dimensioni, una soluzione ipotizzabile potrebbe essere quella di consentire alle PMI di calcolare il credito d’imposta sull’intera spesa effettuata in ricerca e sviluppo e non solo (come avviene adesso), sull’incremento rispetto alla media del triennio 2012-2014. Il calcolo su base incrementale invece potrebbe rimanere in vigore per le grandi imprese. 

 

Il tessuto delle attività produttive nazionali si caratterizza soprattutto per la presenza di imprese di minori dimensioni, quindi, è senz’altro auspicabile sostenere maggiormente lo sviluppo delle nostre piccole e medie imprese, perché la crescita dell’economia italiana passa inevitabilmente da loro.

I maggiori benefici fiscali per le PMI dovranno però rispettare le coperture e i vincoli complessivi di bilancio, ma il problema sembrerebbe risolvibile, anche per effetto della riduzione dei benefici fiscali a favore dei soggetti di maggiori dimensioni.

 

 

/var/www/warrant_jos3/plugins/captcha/recaptcha/.7e9f75fe.ico - 1535966048 - September 03 2018 11:14:08.