In un’economia 4.0, quale quella a cui le aziende più competitive si stanno indirizzando anche sulla scorta dei piani nazionali di politica industriale, sono imprescindibili le attività di Ricerca e Sviluppo. Credito d'Imposta R&S e IPERAMMORTAMENTO sono infatti strumenti incentivanti tra loro complementari, poiché le imprese che hanno l'obiettivo di trasformare i propri processi produttivi in ottica 4.0 devono prima effettuare uno STUDIO DI FATTIBILITA', ovvero studi ed indagini tecniche, analisi delle soluzioni tecniche disponibili allo stato dell'arte, verifiche dei dati raccolti, studio e valutazione degli impatti delle nuove soluzioni tecnologiche, analisi di sensitività per determinati parametri tecnici, system selection, controlli, prove e test preliminari, valutazione dell'investimento. 

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha volutamente inserito gli STUDI DI FATTIBILITA' tra le attività di ricerca e sviluppo agevolabili al Credito d'Imposta R&S, anche per favorire lo sviluppo di nuovi processi produttivi o il notevole miglioramento dei processi esistenti in ottica INDUSTRIA 4.0

 

Il Credito d’Imposta R&S, istituito con la Legge di Stabilità 2015 e potenziato dalla Legge di Bilancio 2017, agevola le spese di R&S 2015 - 2020, incrementali rispetto alla media del triennio 2012 – 2014, relative a: 

a) personale,

b) strumenti e attrezzature di laboratorio, 

c) ricerca commissionata a terzi, 

d) competenze tecniche e privative industriali.

 

Il bonus fiscale è utilizzabile in compensazione a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in cui i costi per le attività in ricerca e sviluppo sono stati sostenuti.

 

La ricerca commissionata svolge un ruolo chiave per il tessuto imprenditoriale, motivo per cui per la stessa è prevista la più elevata intensità agevolativa della disciplina del bonus R&S, ovvero un Credito d’Imposta pari al 50%.

 

La Legge di Bilancio 2017 ha introdotto un’importante estensione del novero dei beneficiari dell’incentivo. A decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 Dicembre 2016, il Credito d'Imposta spetta, non solo alle imprese italiane committenti ma “anche alle imprese residenti o alle stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di soggetti non residenti che eseguono le attività di ricerca e sviluppo nel caso di contratti stipulati con imprese residenti o localizzate: 

  • in altri Stati membri dell'Unione europea, 
  • negli Stati aderenti all'accordo sullo Spazio economico europeo 
  • ovvero in Stati compresi nell'elenco di cui al decreto del Ministro delle finanze 4 Settembre 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 220 del 19 Settembre 1996", ossia in Paesi White List.

L’apertura prevista opera sia nel contesto di ricerca commissionata infragruppo, sia tra parti indipendenti.

La nuova disciplina dell’incentivo, che ricalca quella del previgente Credito d’Imposta R&S previsto dalla Finanziaria 2007, risulta coerente con una efficace politica di attrazione degli investimenti

Peraltro, grazie alla Manovra 2017, il bonus R&S ha registrato un significativo rafforzamento anche in relazione all’intensità agevolativa. La Legge di Bilancio 2017, oltre ad aver prorogato di un anno la misura, ha infatti elevato l’aliquota di agevolazione, fissandola al 50% per tutte le voci di spesa in R&S laddove precedentemente le voci b) e d) erano valorizzabili al 25%, ed ha quadruplicato il beneficio massimo, pari a 20 milioni di euro annui per impresa. 

 

Sino al periodo d'imposta in corso al 31 Dicembre 2016, invece, in caso di ricerca commissionata, beneficiario del Credito di Imposta è esclusivamente il committente delle attività di R&S, che ne sostiene le relative spese. Nell’ipotesi in cui il soggetto commissionario a sua volta “acquisti” i risultati della ricerca da un’impresa terza, l’agevolazione spetta esclusivamente al primo committente, al fine di evitare un’indebita duplicazione del beneficio.

Tale impostazione comporta che, nel caso di ricerca commissionata 2015 e 2016 ad imprese residenti da imprese non residenti, nessuno dei soggetti, né il soggetto committente, né il soggetto commissionario per mancanza del requisito di territorialità, potesse beneficiare dell’agevolazione.

Ad ogni buon conto, per le imprese italiane/stabili organizzazioni che pur svolgendo attività di R&S su commissione svolgono anche R&S per proprio conto oppure utilizzano parte delle conoscenze acquisite nello svolgere ricerca su commissione per sviluppare tecnologie, processi, servizi e/o prodotti propri, può essere sempre possibile isolare una quota di attività di R&S agevolabile

 

E’ eleggibile al Credito d’Imposta R&S la ricerca commissionata ad università, enti di ricerca e organismi equiparati, professionisti in totale autonomia di mezzi e di organizzazione ed imprese ubicate in paesi e territori “collaborativi”.  

Ai fini della corretta fruizione dell’incentivo, che ricordiamo essere automatico, risulta necessaria la conservazione del contratto e della relazione, sottoscritta dal commissionario, concernente le attività svolte nel periodo di imposta cui il costo sostenuto si riferisce.

 

La ricerca commissionata nell’ambito del medesimo gruppo, ai fini del Credito d’Imposta R&S non si configura quale ricerca extra muros, ma assume la connotazione di ricerca intra muros; i costi rilevano infatti nei limiti in cui siano riconducibili alle categorie di costi ammissibili di cui alle lettere a), b), c) e d) sopra citate. Pertanto, ai fini della corretta determinazione del Credito di Imposta, nonché dei successivi controlli, l’impresa committente avrà cura di acquisire dalla società commissionaria il dettaglio dei costi sostenuti supportati da adeguata documentazione.

 

L’Agenzia delle Entrate, negli ultimi 4 mesi è intervenuta a più riprese con risoluzioni in merito alla ricerca commissionata, da ultimo pochi giorni fa. Tra i principi fondamentali confermati, l’irrilevanza delle modalità di formalizzazione della commessa, l’agevolabilità al 50% delle consulenze tecnico scientifiche e la possibilità di surrogare la contrattualistica con documentazione equivalente.

 

Con Risoluzione 32/E del 10 Marzo 2017, l’Agenzia ha esplicitato come il diritto all’incentivo prescinde dalle modalità contrattuali scelte dall’impresa per commissionare l’attività di ricerca. Il subentro in un’attività commissionata da altri permette infatti all’impresa subentrante di fruire del Credito d’Imposta R&S qualora si tratti dell’effettivo beneficiario degli eventuali risultati di tale attività. In particolare, nel caso prospettato alle Entrate in un interpello, un'associazione di cooperative commissiona ad un ente di ricerca l'esecuzione di alcuni progetti attinenti al campo di attività di alcune delle proprie associate. I risultati saranno destinati a favore di una specifica cooperativa - scelta tra le proprie associate - che successivamente subentrerà ex tunc in tutti i diritti e gli obblighi derivanti dal contratto. Quest'ultima, conclude l’Amministrazione finanziaria, può fruire del Credito di Imposta per i costi sostenuti nella misura del 50%, non rilevando le modalità utilizzate per commissionare l'attività di ricerca. 

 

Precedentemente, la Risoluzione 21/E del 20 Febbraio 2017 ha esplicitato l’agevolabilità del costo di realizzazione dei prototipi realizzati da soggetti terzi

I costi saranno riconducibili alla categoria c) relativa alla ricerca commissionata extra-muros - e quindi agevolabili al 50% - laddove si tratti di realizzazione di prototipi “nuovi”, alla categoria d) - e quindi agevolabili al 25% - laddove si tratti di costi dei prototipi realizzati mediante prestazioni di soggetti terzi finalizzate all’adattamento dei prodotti “commerciali” alle esigenze del progetto. 

L’Agenzia delle Entrate ha ribadito che costi dei contratti stipulati con "professionisti in totale autonomia di mezzi e di organizzazione" per consulenze tecnico scientifiche sono agevolabili al 50%

Nell’ambito della Risoluzione 21/E, le Entrate hanno altresì chiarito che, ai fini della documentazione a supporto da conservare per i prototipi realizzati mediante prestazioni di soggetti terzi, in mancanza dei contratti stipulati con detti soggetti, si potranno utilizzare altri documenti, quali proposte e/o ordini di acquisto e relative fatture. Inoltre, il contribuente, al fine di dimostrare la componente innovativa relativa all’attività di R&S di dette prestazioni, è tenuto ad acquisire anche una relazione sottoscritta dai soggetti terzi commissionari e, comunque, dovrà fornire, in sede di controllo, ogni altro elemento informativo che dimostri l'esistenza di accordi tra le parti volti a realizzare un progetto di ricerca ed i relativi corrispettivi. 

 

La risoluzione 119/E del 22 Dicembre 2016 trae invece origine da un interpello avente ad oggetto l'eleggibilità degli investimenti in test e prove di laboratorio. In particolare l'istante propone, in sede di interpello, di valorizzare i costi riconducibili ai test e alle prove di laboratorio al 25%, aliquota di agevolazione operativa per il biennio 2015 – 2016 per le competenze tecniche, trattandosi di costi di acquisizione di conoscenze e know how. 

Superando le aspettative dell'istante, l'Agenzia delle Entrate ha espressamente chiarito che:

  • le spese per i test e le prove di laboratorio, se parte inscindibile di un percorso di R&S, sono agevolabili 
  • e, per quanto riguarda la loro classificazione, sono assimilabili alle attività di ricerca commissionate a terzi e, in quanto tali, con credito d’imposta al 50%, escludendo la riconducibilità dei relativi costi alle competenze tecniche agevolate al 25% sino al 2016.